L’infermiere a domicilio in Lombardia: “Mentre il mondo parla di guerra, noi portiamo serenità”

L’infermiere a domicilio in Lombardia: “Mentre il mondo parla di guerra, noi portiamo serenità”

Emergenza coronavirus Covid19 - Gli infermieri si raccontano - II puntata.
L’infermiere a domicilio in Lombardia: “Mentre il mondo parla di guerra, noi portiamo serenità”

Per la seconda puntata dello Speciale di Italiassistenza “Gli infermieri si raccontano”, ospitiamo la testimonianza di un infermiere che lavora a domicilio su tutto il territorio lombardo, in cui sono moltissimi i pazienti che stanno iniziando proprio in questo periodo a ricevere cure in casa, in seguito alla situazione di emergenza che stanno affrontando gli ospedali di uno dei territori più colpiti dalla diffusione del Covid-19.

Marino, infermiere in Lombardia: “Mentre il mondo parla di guerra, noi portiamo serenità”

“In Lombardia stiamo continuando a lavorare come sempre, non ci sono sospensioni di terapie, ma solo a volte, di attività collaterali che possono essere rimandate. A livello organizzativo bisogna però far fronte al forte aumento del numero dei pazienti perché i centri stanno decentralizzando le terapie per liberare gli ospedali.

Tuttavia, il cambiamento più radicale è nella percezione del paziente, che adesso ha moltissima paura e si aggrappa a questa paura nella solitudine della quarantena. Anche su questi aspetti stiamo lavorando come infermieri. Alcuni pazienti chiedono a noi spiegazioni sulle notizie che sentono. Quando faccio formazione sottolineo sempre l’importanza di usare le parole giuste, perché ormai la televisione parla di guerra, di trincea, utilizza un linguaggio allarmistico che non aiuta i pazienti. I telegiornali si concentrano sui numeri dei morti o dei guariti. In questa situazione noi, invece, dobbiamo portare un po’ di serenità.

Il ruolo dell’infermiere è anche quello di rassicurare e di portare le persone fuori da una percezione sbagliata del fenomeno: questa non è una guerra e bisogna evitare di enfatizzare un determinato tipo di informazione. Un compito che per noi diventa più difficile con nuovi pazienti che non hanno avuto terapie di lungo corso: sono quelli che tendono a fidarsi meno dell’operatore sanitario. Paradossalmente, secondo la mia esperienza, sono i meno anziani ad essere maggiormente spaventati. Chi ha vissuto la guerra, invece, sa bene che questa situazione non è paragonabile a un conflitto. Le persone più preparate in questa emergenza, inoltre, sono le famiglie che hanno già alle spalle esperienze di malattia. Ad esempio, i genitori di un bambino immunodepresso mi hanno raccontato che la loro famiglia è già abituata a vivere così. Le persone però in generale sono confuse dalle informazioni che vengono costantemente modificate o smentite: mascherine sì o no? Passeggiate sì o no? Questo crea sfiducia e incertezza. Anche per questo motivo si fa molta fatica oggi a fare educazione sanitaria che è una parte fondamentale del nostro lavoro.

Non c’è da sottovalutare il rischio, bisogna utilizzare tutti i dispositivi di protezione. Ma questo fa parte del nostro lavoro sempre: se so da cosa mi devo difendere come professionista, prendo le misure adeguate. È necessario circoscrivere il pericolo, far capire al paziente il contesto per evitare reazioni eccessive. Ci sono pazienti, ad esempio, che ormai evitano persino di uscire nel giardino privato: sono terrorizzati. E qui bisogna intervenire e spiegare che questi comportamenti non solo sono estranei a qualsiasi normativa, ma non fanno bene alla salute”.

Ecco le altre puntate dello speciale infermieri a domcilio al tempo del coronavirus.
Gli infermieri si raccontano

I Puntata. Gli infermieri si raccontano. Mara - Bergamo

III Puntata. Gli infermieri si raccontano. Emanuele - Perugia

IV Puntata. Gli infermieri si raccontano. Gabriele e Vincenzo – Napoli e Campania