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22/02/2012 - Spesa ospedaliera, Ministero: troppo alta rispetto a quota prevista È ancora troppo alta la quota della spesa sanitaria destinata all’assistenza ospedaliera rispetto a quella prevista per la rete di [ segue... ]
Diabete: migliora la qualità dell’assistenza in Italia
Migliorata in 5 anni la cura del diabete In Italia. Lo documenta l’aumento di due punti, da 22,2 a 24,3, nel periodo 2005-2009, del valore medio dello “score Q”, l’indice che consente una valutazione complessiva della prestazione assistenziale dei centri diabetologici del nostro Paese. “Lo score Q valuta da un punto di vista qualitativo l’efficienza delle cure e dell’assistenza prestate, e conseguentemente l’efficacia nel prevenire le complicanze tipiche del diabete, dall’infarto all’ictus, ai disturbi alla vascolarizzazione, alla mortalità”, spiega Carlo B. Giorda, Presidente Associazione Medici Diabetologi, AMD. A fornire i dati di questo trend sono gli Annali AMD 2011, il rapporto nazionale sulla qualità dell’assistenza offerta nei centri di diabetologia, redatto annualmente da AMD e presentato a Roma.Il punteggio dello score Q varia da 0 a 40, con tre classi: inferiore a 15, fra 15 e 25, maggiore di 25; un punteggio inferiore a 15 si associa a un aumento del rischio di complicanze di circa l’80%, mentre fra 15 e 25 il rischio è più alto del 20%. L’indice viene calcolato assegnando un punteggio sia alle modalità assistenziali – misurazione di emoglobina glicosilata (HbA1c, il parametro che determina il livello di controllo del diabete), pressione arteriosa, profilo lipidico (colesterolo), microalbuminuria – sia ai risultati ottenuti dalla cura ossia mantenimento di HbA1c al di sotto dell’8%, pressione inferiore a 140/90mmHg, colesterolo LDL a meno di 130mg/dl, impiego dei farmaci adatti alla protezione renale in caso di microalbuminuria. Il miglioramento di due punti del valore medio è legato a un significativo incremento della quota di persone in cura nei centri che raggiungono un punteggio superiore a 25, oltre a una concomitante riduzione della percentuale di quelli che ricadono nelle classi inferiore a 15 e 15-25. In pratica, mentre nel 2005 una persona con diabete su quattro presentava un punteggio superiore a 25, nel 2009 ciò era vero per una su tre. “Un dato importante che emerge – dice Giorda – è che i centri di diabetologia con score Q superiore a 25 sono passati dal 26,1% al 36,1%, il che si traduce sicuramente in un minor numero di eventi cardiovascolari nelle persone assistite.” Gli Annali AMD analizzano i dati reali di circa un sesto degli italiani con diabete, tracciando un’immagine realmente significativa dell’assistenza diabetologica in Italia. In particolare, la sesta edizione, dal titolo “Annali AMD 2011 – Livelli di controllo metabolico, pressorio e lipidico e utilizzo dei farmaci nel diabete di tipo 2. Gli anni 2005-2009 a confronto”, valuta l’evoluzione dell’assistenza erogata, sulla base di un campione di oltre 262mila persone con diabete nel 2005, cresciuto a più di 415mila nel 2009. “Presentiamo, per la prima volta, un approfondimento nel diabete di tipo 2 sulla relazione tra cambiamenti nei livelli di controllo dei principali parametri clinici associati al diabete e alle complicanze cardiovascolari (emoglobina glicosilata, pressione arteriosa e colesterolo) e utilizzo di farmaci”, spiega Giacomo Vespasiani, Coordinatore Annali AMD. “In estrema sintesi, si registra una riduzione dei valori della pressione e del colesterolo LDL ‘cattivo’, in corrispondenza a un maggior impiego di farmaci antipertensivi e anticolesterolo: un primo indicatore di una migliorata cura della persona con diabete nel complesso, non solo della cura della sua glicemia”, dice Vespasiani. Che aggiunge: “I valori medi dell’emoglobina glicosilata si sono mantenuti costanti, ma con una riduzione delle persone curate solo con la dieta e un aumento di quelle trattate con insulina. In altre parole, si è mantenuto lo stesso livello di controllo a fronte della cura di situazioni verosimilmente più serie.” “Gli Annali AMD hanno già ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale, perché costituiscono un database di informazioni inestimabile, che solo Paesi come la Svezia, Israele e in parte gli Stati Uniti, cioè l’elite della sanità mondiale, posseggono in forme assimilabili. Sono anche considerati dai ricercatori stranieri un’importante fonte di ispirazione per studi e analisi e abbiamo già ricevuto diverse proposte di collaborazione al proposito”, dice Antonio Ceriello, Vicepresidente AMD e membro italiano del Board dell’International Diabetes Federation (IDF). “Inoltre, alcuni indicatori di processo e di esito intermedio proposti dagli Annali AMD verranno inseriti nelle prossime linee guida mondiali sul diabete dell’IDF; infine, la possibilità di valutare efficienza ed efficacia delle cure prestate in ogni singolo Centro, su ogni singola persona con diabete, grazie all’indice o score Q, espressione delle capacità del gruppo di analisti composto da esperti di AMD e del Consorzio Mario Negri Sud subito validata da importanti pubblicazioni scientifiche, ne fanno uno strumento straordinario e immediato per il miglioramento continuo della qualità e la programmazione di interventi volti a ottimizzare le risorse disponibili”, prosegue. “Auspichiamo che le autorità di governo della sanità del nostro Paese vogliamo utilizzare gli Annali AMD per riflettere sulle misure da adottare per affrontare la pandemia diabete, che rischia di appesantire ulteriormente il fardello del nostro sistema sanitario. Il diabete è una malattia che richiede notevoli risorse, economiche, umane e di tempo. Non è certo banalizzandone la cura, pensando di puntare al risparmio affidandone per esempio la gestione unica del medico di famiglia, come purtroppo pensa un numero elevato di amministratori pubblici, che si otterrà un risultato concreto. Ormai è riconosciuto che la persona con diabete rappresenta uno dei problemi più complessi che il medico di famiglia debba affrontare nella sua pratica quotidiana, non solo quando subentrano le complicanze: uno studio di Harvard ha dimostrato che il diabete è la problematica più complessa da gestire nel campo delle cronicità. È vero invece che proprio la gestione della persona con diabete in comune tra specialista e medico di famiglia, sin dal momento della diagnosi, può evitare che un diabete in fase iniziale arrivi, senza una pronta correzione, a sviluppare la complessità delle complicanze” |